La difficoltà del restare informati

© aey – Fotolia.com

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Nella società iperconnessa di oggi si ha accesso a una quantità incredibile di informazioni riguardo a ciò che accade nel mondo. Come possiamo fare per distinguere in questo flusso di dati ciò che è affidabile e rilevante e per rispondervi adeguatamente?

Che cosa sta succedendo realmente?

Ogni giorno ci aspettiamo di ricevere le notizie in maniera istantanea. Questo però non consente tempo sufficiente per verificare i fatti. Anche le fonti di informazione più attendibili sbagliano riguardo a elementi importanti nella loro versione iniziale, quando avvengono fatti traumatici e inaspettati. Non appena assorbiamo una versione dei fatti, ne rispondiamo emozionalmente e cominciamo a scrivere lettere e a fare donazioni… la storia cambia improvvisamente.

I diversi canali mediatici tendono a fornire versioni molto differenti. Alcuni divergono su fatti basilari. Chi ha impiegato il gas sarin che ha causato la morte di tanti civili in Siria? Le attività umane stanno effettivamente cambiando il clima globale? Come si confrontano le statistiche degli omicidi negli Stati Uniti con quelli di altri stati industrializzati che impongono limitazioni più severe sul possesso di armi da fuoco?
Anche le fonti di informazione compiono scelte molto diverse su quali storie raccontare. Alcune si concentrano sui benefici economici degli scavi idraulici e sulla diminuzione dell’inquinamento atmosferico se venissero utilizzati più gas naturali invece del carbone. Altre vertono sui casi in cui i procedimenti di estrazione hanno contaminato l’acqua potabile e hanno rilasciato grandi quantità di metano e altri gas nocivi.
Tali differenze ostacolano i nostri tentativi di discutere gli eventi contemporanei con persone di diverse ideologie. Prima di affrontare un argomento controverso potremmo preferire fare un passo indietro e chiedere quali versioni ha sentito il nostro interlocutore.

Che cosa importa?

Ben Hecht una volta ha detto: “Tentare di comprendere cosa sta accadendo nel mondo leggendo i giornali è come cercare di conoscere l’ora guardando il retro di un orologio.” Lo stesso potrebbe dirsi di TV, radio e internet. Molta informazione è dedicata al gossip e a recensioni cinematografiche. Le informazioni serie si concentrano su eventi spettacolari e immediati. Anche le guerre e le elezioni ottengono molta visibilità, soprattutto per quel che riguarda gli effimeri colpi di scena e molto meno il quadro generale. I mutamenti climatici ottengono meno attenzione perché sono lenti e graduali, e raramente siamo in grado di incolparli per qualche tempesta devastante. Molto di più viene detto delle fluttuazioni di mercato, che sulle rilevazioni fondamentali che potrebbero influenzare il nostro sistema economico. Talvolta può aiutare allontanarsi dal flusso costante di informazioni per breve tempo e informarsi sulle nozioni basilari degli argomenti che ci interessano.

Quanto siamo in grado di assorbire? Come rispondiamo?

Comprendere il funzionamento della giustizia può stimolarci a lavorare per il progresso sociale, e conoscere le sofferenze di rifugiati e vittime di disastri ambientali potrebbe ispirarci a prestare loro aiuto. Conoscenze simili possono però anche contribuire ad alienarci dalla realtà. La giornalista Susan Moeller ha scritto diffusamente sull’”affaticamento della compassione”, ovvero il caso in cui un costante flusso di immagini di violenze e sofferenza di fa sentire inermi e ci fa desiderare di staccare la spina. Potremmo essere in grado di affrontare meglio la situazione se avessimo delle nozioni sul contesto e sui modi in cui potremmo porre rimedio al danno descritto. Dedicare del tempo a fare ciò potrebbe però comportare l’impedirci di seguire l’aggiornamento costante di notizie in altri ambiti.